LEON MARCHI

Che faccio oggi

Che farò domani

Leon Marchi Poeta Scrittore

I pensieri di Alain si arrestano di colpo… Due pitbull sbucano dallo stretto spazio tra due macchine parcheggiate; sbucano, sorprendendo, da dietro, Jack, bersaglio prescelto: uno gli salta addosso, azzannandolo sotto l’orecchio; l’altro corre via. Il calcio, mollato istintivamente da Alain contro il pitbull, va a vuoto. Jack, che ha emesso un gemito soffocato, è piegato sul davanti, con quella bestiaccia sul dorso.

Da Quasi un Decamerone                                    

Volentieri, invece, parlo di ciò che faccio oggi e che farò domani: vivo a modo mio e a modo mio onoro il nome d’arte che da alcuni anni ho scelto, spinto dalla necessità di essere pienamente me stesso, mai disconoscendo quanto ricevuto dai miei genitori e dai pochissimi veri insegnanti che ho avuto la fortuna di incontrare.

Non mi spingo oltre l’oggi e il domani perché, in un arco di tempo così breve, è faticoso vivere… vivere due volte: una volta come uomo, un’altra come poeta-scrittore. Le due vite, in apparenza distinte, in realtà si riversano l’una nell’altra, impastandosi e modellandosi a vicenda.

Il lettore, a mano a mano che imparerà a conoscere Leon Marchi, riuscirà a capire quanto sia laborioso l’accordo tra l’uomo e il poeta-scrittore e quanto il poeta-scrittore meriti rispetto e affetto, nel momento in cui, ad accordo raggiunto, in solitudine, va incontro ai problemi in agguato in ogni pagina (soprattutto durante la prima e la seconda stesura).

«Quando il poeta-scrittore ha iniziato ad essere?» mi domanda un lettore.

Risponderò in altra circostanza.

I pensieri di Alain si arrestano di colpo… Due pitbull sbucano dallo stretto spazio tra due macchine parcheggiate; sbucano, sorprendendo, da dietro, Jack, bersaglio prescelto: uno gli salta addosso, azzannandolo sotto l’orecchio; l’altro corre via. Il calcio, mollato istintivamente da Alain contro il pitbull, va a vuoto. Jack, che ha emesso un gemito soffocato, è piegato sul davanti, con quella bestiaccia sul dorso.

Da Quasi un Decamerone                                    

Volentieri, invece, parlo di ciò che faccio oggi e che farò domani: vivo a modo mio e a modo mio onoro il nome d’arte che da alcuni anni ho scelto, spinto dalla necessità di essere pienamente me stesso, mai disconoscendo quanto ricevuto dai miei genitori e dai pochissimi veri insegnanti che ho avuto la fortuna di incontrare.

Non mi spingo oltre l’oggi e il domani perché, in un arco di tempo così breve, è faticoso vivere… vivere due volte: una volta come uomo, un’altra come poeta-scrittore. Le due vite, in apparenza distinte, in realtà si riversano l’una nell’altra, impastandosi e modellandosi a vicenda.

Il lettore, a mano a mano che imparerà a conoscere Leon Marchi, riuscirà a capire quanto sia laborioso l’accordo tra l’uomo e il poeta-scrittore e quanto il poeta-scrittore meriti rispetto e affetto, nel momento in cui, ad accordo raggiunto, in solitudine, va incontro ai problemi in agguato in ogni pagina (soprattutto durante la prima e la seconda stesura).

«Quando il poeta-scrittore ha iniziato ad essere?» mi domanda un lettore.

Risponderò in altra circostanza.

© Leon Marchi – Tutti i diritti riservati

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